Otosclerosi: cos’è, rimedi, quando operare

Pubblicato il 18 giugno 2018 in News

L’otosclerosi è una patologia ereditaria del labirinto. Ne viene colpito maggiormente il sesso femminile e la patologia ha un peggioramento sopratutto durante gravidanza e allattamento.

L’alterazione dell’osso del labirinto provoca un progressivo blocco della staffa (uno degli ossicini che compongono la catena uditiva) che si muove sempre meno nel suo alloggiamento e quindi trasmette sempre meno le vibrazioni del timpano. Ne deriva una sordità progressiva che può essere risolta con un intervento dell’orecchio . In alcuni casi si può associare una sofferenza dell’organo dell’udito per cui una quota del deficit non è recuperabile con un intervento e in casi più rari il deficit è determinato solo dall’organo dell’udito.

I sintomi iniziali sono una sordità progressiva a cui si possono associare acufeni (ronzii) e più raramente vertigini.

 

Chirurgia dell’Otosclerosi Prima visita 

Si raccoglie la storia del paziente. Importante è accertare la presenza di altri casi in famiglia. L’esame dell’orecchio risulta assolutamente normale ma l’esame audiometrico evidenzia una perdita uditiva di trasmissione. Una caratteristica è la tacca di Carhart. Si tratta di una piccola caduta della percezione per via ossea per la frequenza di 2000 Hertz rispetto alle altre frequenze. L’esame impedenzometrico, fondamentale per la diagnosi, evidenzia una ventilazione dell’orecchio normale ma la mancanza dei riflessi stapediali.

Questi dati (storia familiare, orecchio di aspetto normale, sordità di trasmissione, assenza di riflessi con ventilazione normale) sono sufficienti ad effettuare la diagnosi.

Otosclerosi: quando operare

Per l’otosclerosi non esistono cure mediche. Gli unici rimedi sono l’intervento o l’applicazione di una protesi acustica.

Hanno un’indicazione all’intervento tutti casi di otoslerosi bilaterale con una perdita uditiva determinata dal blocco della staffa ed un livello di sordità che determina un problema sociale.

In questi casi si opera prima l’orecchio peggiore e dopo alcuni mesi l’altro orecchio, verificato il buon recupero uditivo ottenuto con il primo intervento.

Nelle forme unilaterali c’è un’indicazione chirurgica se è possibile riportare la soglia uditiva dell’orecchio operato allo stesso livello dell’orecchio sano.

Nelle persone anziane ed in cattive condizioni generali è preferibile l’applicazione di una protesi acustica.

Chirurgia dell’otosclerosi

L’intervento può essere eseguito in anestesia locale o generale. Si solleva il timpano, si visualizza la catena degli ossicini e si distacca l’incudine dalla staffa. La staffa viene in parte rimossa e a livello della parte fissa si esegue un piccolo foro di 0,6 mm di diametro. Si posiziona un pistone di titanio che da un lato viene agganciato all’incudine e dall’altro viene inserito nel foro. In questo modo viene ripristinata la trasmissione dei suoni. Il recupero uditivo si verifica nel 94% circa dei casi operati. Nel caso di mancato recupero si può ripetere l’intervento nello stesso orecchio. Nel caso continui a persistere un deficit dell’udito è sconsigliabile operare l’altro orecchio.

In questi casi ne deriva un’invalidità permanente ed è possibile applicare una protesi acustica.

Postoperatorio Otosclerosi

Il paziente viene dimesso il giorno dopo l’intervento. Per 10-15 giorni dovrà evitare di bagnare l’orecchio. La convalescenza prevede anche di evitare viaggi in aereo per 2-3 mesi o di effettuare immersioni per il rischio di dislocazione del pistone impiantato.

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